Feb 262014
 

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Esiste la possibilità di rigetto?

Non esiste la possibilità di rigetto in quanto il titanio è un materiale totalmente biocompatibile ed inerte dal punto di vista biologico.
Esiste tuttavia la possibilità del fallimento implantare immediato o differito a medio-lungo termine.
Il fallimento immediato o precoce è la mancata osteointegrazione dell’impianto prima della sua protesizzazione ed è un’evenienza rara .
Gli insuccessi immediati rappresentano il 2-3% dei casi.
Il fallimento a medio lungo termine può essere causato da un non corretto mantenimento dell’impianto. Il fumo e la scarsa igiene orale possono indurre infezioni e infiammazioni a livello dell’impianto e quindi il riassorbimento dell’osso.
E’ fondamentale che il paziente si sottoponga a controlli periodici e che curi scrupolosamente la propria igiene orale. Saranno parimenti necessari controlli clinici e radiografici frequenti.
La cattiva igiene orale e la malattia parodontale non controllata riducono drasticamente le percentuali di successo terapeutico e di sopravvivenza a lungo termine degli impianti.

 

Quali sono i principali strumenti di igiene orale?

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Spazzolino da denti;
Spazzolino monociuffo;
Spazzolino interdentale (scovolino);
Filo interdentale;
Antisettici.

 

 

Durata e mantenimento.

Quanto dura un impianto dentale?

Quando l’impianto si è integrato con l’ osso non esiste un limite alla sua durata se il paziente mantiene una scrupolosa igiene domiciliare e si sottopone a controlli periodici e se il manufatto protesico è stato eseguito nel rispetto dei parametri tecnici.
Possono raramente manifestarsi complicanze a livello protesico di tipo meccanico quali la decementazione di un ponte, la rottura o l’allentamento di una vite di fissazione .
Le protesi supportate da impianti hanno una durata media paragonabile a quella delle protesi fisse tradizionali su denti naturali stimabile in circa 10 anni.
In seguito al trattamento implantare si può incorrere nel rischio dell’insorgenza della mucosite e successivamente della perimplantiteprocesso infettivo di origine batterica indotto dall’accumulo di placca e tartaro, nel tessuto osseo circostante l’impianto stesso. I batteri che colonizzano la superficie dell’impianto inducono la distruzione dell’osso circostante fino a giungere alla perdita dell’impianto.

 

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Che cos’e’ la terapia di mantenimento?

La terapia di mantenimento è un piano di richiami individualizzato per controllare nel tempo la salute degli impianti dentali, verificare l’igiene orale ed identificare gli eventuali errori commessi dal paziente nell’igiene orale quotidiana. Una motivata collaborazione è indispensabile per garantire un successo implantare a lungo termine.
Possiamo individuare alcune aree verso cui è bene porre una maggiore attenzione:
a livello dei pilastri (perni moncone) che collegano l’impianto alla protesi;
sotto gli elementi sospesi ossia tra il ponte e la gengiva;
negli spazi interdentali.

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Si può reintervenire a livello della protesi su impianti?

Si in quanto tutti i manufatti protesici su impianti sono fissati con cementi specifici o fissati medianti viti di connessione e possono essere rimossi quando si evidenzi la necessità.

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Feb 062014
 

 

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L’alveolite post-estrattiva é una complicanza particolarmente dolorosa che può seguire l’estrazione dentaria. E’ un processo infiammatorio dell’osso alveolare, quella parte di osso della mandibola e della mascella che sostiene e circonda la radice o le radici di un dente. 


www.massimocanonica.it    dott. massimo Canonica

Dopo l’estrazione di un dente residua una cavità ossea detta ‘alveolo’ o ‘cavità alveolare’ in comunicazione diretta con la cavità orale. Il sintomo principale e caratteristico di questa patologia è il dolore tardivo nella zona sottoposta alle manovre estrattive. Il dolore è spontaneo, intenso, persistente, di tipo gravativo, soprattutto notturno e tende ad irradiarsi verso la zona auricolare. Purtroppo  può persistere per alcuni giorni o per diverse settimane.
Caratteristicamente il dolore dell’alveolite è resistente ai comuni farmaci analgesici e determina difficoltà nell’alimentazione. Può inoltre essere presente alitosi, talvolta gonfiore ed ingrossamento dei linfonodi.

 

All’osservazione:

–  l’alveolo appare circondato da gengiva poco arrossata, leggermente gonfia, liscia e lucente;
–  la cavità alveolare può apparire vuota e secca o piena di materiale bianco-grigiastro maleodorante (residui alimentari in decomposizione). Dopo detersione, la cavità si presenta vuota caratteristicamente priva di tessuto di reazione, con le pareti ossee lucide.
alla palpazione, o anche al semplice contatto, può scatenarsi dolore intenso.

 

Cause.

La patogenesi dell’ alveolite secca non è ben conosciuta.
Tendiamo ad escludere  processi infettivi, infatti il trattamento con antibiotici  non produce effetti apprezzabili.
L’ipotesi più accreditata è la lisi del coagulo sanguigno intralveolare.
In condizioni normaliil coagulo blocca il sanguinamento, protegge i tessuti sottostanti e serve come base per l’organizzazione del cosiddetto ‘tessuto di granulazione’, da cui dipende la formazione di nuovo tessuto osseo nella cavità alveolare.
Nell’alveolite post-estrattiva il coagulo sanguigno, sviluppatosi nell’alveolo dopo l’intervento, si disintegra oppure viene dislocato attraverso un processo di dissoluzione della fibrina.
Batteri presenti nella saliva possono essere coinvolti nel processo.
La formazione del tessuto di granulazione risulterà insufficiente e la guarigione della ferita risulterà così ritardata.

 

Condizioni predisponenti:

–  procedure estrattive particolarmente traumatizzanti;
–  età superiore ai 40 anni;
–  sesso femminile per motivi ormonali;
–  la presenza di un’infezione dentaria preesistente all’estrazione;
–  il fumo;
–  scarsa igiene orale;
–  malattia parodontale cronica.

 

Trattamento.

L’alveolite è quindi una condizione molto dolorosa ma non grave.
 Il trattamento non diminuisce i tempi di guarigione, ma serve a controllare la sintomatologia dolorosa ed a ripristinare quelle condizioni anatomiche e biologiche nella sede dell’estrazione, indispensabili per favorire una ripresa dei processi riparativi .
L’uso di analgesici per via sistemica provoca in genere solo temporanee remissioni della sintomatologia.
E’ necessario  intervenire soprattutto localmente, con una cauta pulizia e lavaggio dell’alveolo, previa anestesia locale se necessario, e l’applicazione di una medicazione antidolorifica nell’alveolo stesso.
In seguito al trattamento il Paziente può provare un notevole beneficio, per l’improvvisa remissione della sintomatologia.
La terapia più accreditata ultimamente prevede:
–  la rimozione di eventuali depositi e residui alimentari presenti all’interno della cavità;
–  lavaggi quotidiani dell’alveolo con soluzione fisiologica, o clorexidina allo 0,20%, o soluzione antibiotica;
–  il posizionamento nell’alveolo di una garza sterile imbevuta di Eugenolo (azione analgesica).
La frequenza delle medicazioni all’inizio è quotidiana e viene ridotta con la remissione della sintomatologia e la stabilizzazione del tessuto di riparazione fino alla guarigione.
Altri protocolli prevedono il lavaggio con H2O2 e soluzione fisiologica oppure l’attuazione di manovre chirurgiche per provocare nuovo sanguinamento e di conseguenza favorire  la formazione di un nuovo coagulo. In quest’ultimo caso si corre però il rischio di provocare un’infezione dei tessuti ossei, complicanza certamente più seria dell’alveolite secca.
In genere gli antibiotici per bocca non sono necessari.

 

Prevenzione.

Per ridurre il rischio della comparsa dell’ alveolite il dentista dovrà seguire i seguenti accorgimenti:
–  eliminare il tartaro, se presente, attorno alla radice del dente almeno 10 giorni prima dell’intervento;
–  nell’imminenza dell’intervento far eseguire al paziente sciacqui con colluttorio a base di clorexidina allo 0,20% per ridurre drasticamente la carica batterica nel cavo orale;
–  ridurre il trauma gengivale, evitando di lacerare i tessuti e la necrosi del tessuto osseo;
–  curettare  l’alveolo dopo l’estrazione;
–  lavare abbondantemente l’alveolo con soluzione fisiologica, possibilmente fredda;
–  applicare nell’alveolo spugnette sterili  di collagene di origine animale biocompatibile o di cellulosa ossidata, per favorire il coagulo;
–  non ischemizzare la ferita dopo l’estrazione con una compressione eccessiva del tampone, ma piuttosto lasciar sanguinare delicatamente per favorire il coagulo;
–  eventualmente programmare l’estrazione tra il 23° e il 28° giorno del ciclo nelle donne che assumono contraccettivi orali.

 

Il Paziente dopo l’intervento dovrà:

–  mantenere il tampone di garza posizionato sopra il sito chirurgico per permettere l’organizzazione del coagulo;
–  non effettuare sciacqui nelle prime ore, perché tale operazione potrebbe sciogliere o spostare il coagulo.
–  può essere applicato nella sede dell’estrazione un gel a base di clorexidina almeno allo 0,20%;
–  eseguire sciacqui in modo  delicato e della durata di almeno un minuto, con colluttori contenenti clorexidina almeno allo 0,12%, dopo le consuete manovre di igiene orale;
–  evitare manovre che possano dislocare il coagulo dalla sede alveolare, come bere con cannucce, risucchiare nella zona dell’estrazione, sputare, fare gargarismi, usare l’idropulsore;
–  non assumere cibi e bevande calde, ma dieta fredda a base di liquidi e cibi morbidi: masticare dal lato opposto a quello sede della ferita;
–  evitare alcolici e bibite gassate;
 non fumare nel periodo post-operatorio immediato e per le 48h successive ;
–  mantenere una corretta igiene orale domiciliare.

 

 Fonte: medicItalia (odontoiatria e Odontostomatologia)

 http://www.colgate.it/app/CP/IT/OC/Information/Articles/Oral-and-Dental-Health-Basics/Checkups-and-Dental-Procedures/Tooth-Removal-Extraction/article/Tooth-Extract