Mar 202014
 

 

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L’ ipersensibilità dentinale è un dolore acuto e pungente, breve e nello stesso tempo violento, che interessa uno o più denti. Viene avvertita come una vera e propria scossa.   
Si manifesta in presenza di:
sbalzi termici (gelato, bevande calde);
spazzolamento dei denti.
Avviene soprattutto nei punti in cui lo smalto manca o si è fortemente assottigliato oppure dove la gengiva ha subito recessione lasciando esposta la dentina ed il cemento radicolare .
E’ una sintomatologia abbastanza comune tanto che diciamo che abbiamo i “denti sensibili”.
Il dentista, per fare diagnosi, può provocare il sintomo con l’uso dello specillo o con un leggero getto di aria. Radiograficamente il dente non presenta lesioni.
Non sappiamo ancora da che cosa è determinato ma è un fenomeno mediato dal sistema nervoso. Curato si risolve o si attenua in un arco di tempo accettabile.
E’ fondamentale che il dentista escluda in modo assoluto che ci possano essere altre cause.

 

Meccanismo di sviluppo dell’ipersensibilità centinale.

E’ dovuto all’apertura dei tubuli dentinali: i piccolissimi e numerosissimi canali che collegano l’esterno con l’interno del dente, rendendo possibile a stimoli esterni e a molte sostanze di irritare la polpa dentaria (il nervo).

 

Quali sono le cause dell’ipersensibilità dentinale? 

Igiene orale maldestra per troppa forza con spazzolini con setole troppo dure.
Dentifrici che contengono sostanze troppo abrasive (quelli dei denti bianchissimi).
Acidi gastrici (acido cloridrico) in pazienti che hanno un riflusso gastrico o bulimici.
Cibi e bevande particolarmente acidi.
Scarsa igiene orale che causa l’infiammazione e la retrazione delle gengive.

 

Quali denti vengono maggiormente danneggiati dall’uso improprio dello spazzolino? 

In genere i denti più bombati e sporgenti, in particolare i canini e i premolari e i molari superiori.
Le lesioni ai colletti sono da imputare:
– alla troppa forza che si applica sullo spazzolino;
– alla troppa insistenza di spazzolamento sugli stessi punti;
all’ abrasività degli spazzolini soprattutto di quelli con le setole a punta non arrotondata;
– all’ abrasività del dentifricio.

 

Ci possono essere altre cause che provocano gli stessi sintomi?  

Sono diverse:
Rottura del dente;
Cure del dentista comunque necessarie e inevitabili quali: otturazioni, protesi (corone, ponti), interventi alle gengive (chirurgia parodontale), cure ortodontiche, interventi chirurgici, scaling profondo, root planing, sbiancamento dentale.

 

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Trattamento dell’ ipersensibilità dentinale.  

Fatta la diagnosi e rimossa la causa, nella maggior parte dei casi i sintomi diminuiscono lentamente nel tempo poiché la polpa dentaria si protegge con uno strato di dentina che essa stessa produce attraverso gli odontoblasti (cellule specializzate che formano la dentina).
Il trattamento prevede l’utilizzo di spazzolini idonei, dentifrici, colluttori, gel, lacche e sedute di laser terapia con lo scopo di occludere i tubuli dentinale.

 

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Nov 252013
 

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L’Endodonzia è la scienza medica, nell’ambito dell’Odontoiatria, che ha per oggetto i tessuti interni del dente, le patologie e i trattamenti correlati. Quando questi tessuti o i tessuti che circondano la radice dentale si ammalano o danneggiano a causa di carie o traumi, il trattamento endodontico permette di salvare il dente.

Cos’è un trattamento endodontico, o cura canalare o “devitalizzazione” del dente?

Il trattamento endodontico è un intervento odontoiatrico ambulatoriale che si rende necessario quando la polpa (il tessuto molle interno al dente) è infiammata o infetta per un danno provocato da una carie profonda, dall’esito di interventi sul dente, o da un trauma (grave e improvviso o più leggero ma ripetuto) che ha provocato frattura o scheggiatura o incrinatura profonda.

La polpa dentaria, contenuta all’interno dei denti, popolarmente nota come nervo del dente, è in realtà un tessuto altamente specializzato, costituito da arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali. Nell’età dello sviluppo questo tessuto ha la funzione di formare la struttura portante calcificata del dente (dentina); nell’adulto, ad accrescimento completato, la polpa – ormai assottigliata – resta confinata nella camera pulpare e nei canali radicolari, con funzioni residuali di sensibilità al freddo e idratazione della dentina.

A perturbare lo stato di salute pulpare possono intervenire varie situazioni patologiche, la più frequente delle quali è di gran lunga la carie dentaria (vedi oltre), ossia la decalcificazione e distruzione progressiva dei tessuti duri del dente per l’azione di microrganismi presenti nella placca batterica. Se non si interviene tempestivamente la cavità prodotta dalla carie si ingrandisce e approfondisce ed estende finché la polpa viene raggiunta dai batteri con trasformazioni irreversibili dovute all’infezione. Quando si arriva a questo stadio la cura conservativa che consente di mantenere il dente evitando l’estrazione è la terapia endodontica, o cura canalare o devitalizzazione.

In generale l’Endodonzia mira a conservare i denti che hanno ricevuto un danno grave della loro struttura che ha portato all’infezione e alla necrosi della polpa, con ripercussioni acute o croniche dei tessuti circostanti, più o meno dolorose. La moderna Endodonzia si avvale di strumenti sofisticati per la diagnosi e la terapia, quali lo stereomicroscopio operatorio, i biomateriali innovativi, la strumentazione in leghe speciali.

Quali segni indicano la presenza di una carie?

La carie può non dare alcun segno precoce della sua presenza, oppure i sintomi sono tanto lievi da non indurre preoccupazione. Questo avviene soprattutto nei primi stadi, ma spesso anche di fronte alla completa distruzione del dente il paziente può non riferire alcun fastidio particolare e mostrarsi anzi sorpreso di quanto avvenuto senza dolore. Solo con il controllo periodico dal dentista – che va effettuato anche in assenza di dolore – è possibile verificarne la presenza fino dai primissimi stadi e intervenire con una terapia precoce e quindi limitata, minimizzando i danni e scongiurando dolori improvvisi e cure in regime di urgenza. Il dolore perciò, nel caso dei denti, non è un segnale di allerta affidabile e neanche un indice di gravità del danno: la soluzione è la visita periodica dal dentistaL’eccessiva sensibilità al freddo è un sintomo da tenere in considerazione, ma non è un indice univoco della presenza di una carie. Può essere causata anche dalla scopertura a livello dei colletti (la parte dei denti prossima alla gengiva) per malattia parodontale, per abrasione da spazzolino da denti usato in maniera scorretta, oppure per una particolare acidità del cavo orale (erosione da eccessiva assunzione di cibi acidi come agrumi o aceto, o ancora per situazioni patologiche quali il reflusso gastroesofageo). Anche il digrignamento (bruxismo), o incrinature/fratture possono dar luogo a ipersensibilità al freddo.

Oltretutto il segno del dolore al freddo o anche ai cibi dolci o salati è completamente assente nei denti già trattati endodonticamente. E’ la polpa la parte sensibile e se la polpa è in necrosi, o è stata asportata per una pregressa terapia canalare, questo sintomo viene a mancare. Da notare a questo proposito che la carie attacca indifferentemente e con la stessa intensità sia denti sani, sia denti precedentemente curati o devitalizzati.

Escluse le situazioni elencate sopra, quando la sintomatologia  caldo, freddo, dolce, salato è accompagnata da un dolore più o meno localizzato che perdura per un certo tempo successivamente allo stimolo, questo rappresenta un segno evidente della presenza di una carie già allo stato avanzato. Il danno si estende in rapida progressione e se non intercettato in tempo porta inevitabilmente a fenomeni dolorosi di pulpite (infiammazione acuta) e necrosi (morte cellulare) della polpa del dente stesso. La cura in questa fase tardiva non è più la rimozione della parte cariata e un’otturazione più o meno estesa, ma è necessitano il trattamento endodontico (o cura canalare, detta anche devitalizzazione o canalizzazione).

Il trattamento endodontico

In cosa consiste? 
Il trattamento endodontico (o cura canalare anche detto devitalizzazione o canalizzazione) consiste nella rimozione della polpa (nervo dentale) infiammata e infetta, presente all’interno del dente per tutta la lunghezza delle radici, e nella sua sostituzione con un’otturazione permanente in guttaperca e cemento canalare, previa adeguata detersione e sagomatura dei canali radicolari.

Cosa si ottiene con il trattamento endodontico? 
Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro. La percentuale di successo di una cura canalare corretta è, in condizioni normali, elevatissima. La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento endodontico, quando cioè è necessario ripetere la procedura per un insuccesso precedente (errori d’esecuzione, complessità anatomiche, difficoltà obiettive)

Quanto tempo richiede?
 Il trattamento endodontico è ormai veloce anche per i molari, grazie alle nuove tecniche e alle moderne apparecchiature a disposizione. Le fasi operative sono le seguenti:

▪   Anestesia locale per neutralizzare il dolore anche nei casi con polpa ancora sensibile

▪   Ricostruzione provvisoria della corona dentale quando questa è molto distrutta, allo scopo di eliminare tutta la carie senza rinunciare alle pareti della cavità del dente (contenimento dei liquidi disinfettanti e aggancio del foglio di gomma isolante)

▪   Isolamento del campo operatorio mediante la diga di gomma (mezzo imprescindibile per una buona riuscita della cura canalare) consistente in un foglio di lattice di gomma teso da un archetto e tenuto fermo da un gancio posto intorno al dente da curare o a un dente vicino.

▪   Apertura della camera pulpare: accesso alla polpa attraverso una cavità preparata dal lato masticante del dente

▪   Reperimento del o dei canali radicolari con l’ausilio di ingrandimenti ottici.

▪   Misurazione della lunghezza di lavoro ossia di ciascun canale presente (da un riferimento sulla corona fino all’apice radicolare) mediante una radiografia e un localizzatore elettronico d’apice (la dose di radiazione assorbita nell’esecuzione di una radiografia ad uso odontoiatrico è minima).

▪   Strumentazione dei canali mediante strumenti endodontici che asportano la polpa canalare, contaminata dai batteri e sostanze infette, creando nel medesimo tempo una forma delle pareti adatta a una completa otturazione.

▪   Lavaggi con ipoclorito di sodio, potente disinfettante, per ottenere un ambiente il più possibile pulito e asettico

▪   Otturazione canalare mediante guttaperca, materiale plastico e modellabile con il calore, associato a un cemento canalare

▪   Ricostruzione della corona

▪   Controllo radiografico della fine della cura

▪   Eventuale protesi fissa (corona o ponte) 

La Cura Canalare può far male?

Durante il trattamento endodontico il dolore è sotto controllo grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno fastidioso, può essere presente dopo la terapia, ma è facilmente controllabile con un comune analgesico. Raramente, in radici particolarmente infette, può svilupparsi un ascesso con dolore e gonfiore a causa del passaggio di batteri nell’osso che circonda le radici. L’insorgenza di queste complicanze non pregiudica necessariamente il successo del trattamento in corso.

Fonte: Società Italiana di Endodonzia  www-endodonzia.it