Feb 072016
 

 

Alimentazione e salute orale

 

Di recente l’ANDI ha formulato e distribuito alcuni consigli utili per mantenere uno stile di vita sano attraverso l’alimentazione …. anche per la vostra salute orale!

Ve li propongo integralmente attraverso le loro preziose pagine.

Buona lettura.

 

stili di vita , alimentazione e  salute orale

stili di vita , alimentazione e salute orale

 

 

alimentazione e salute orale

 

 

Un concetto universale

12 consigli

Occhio agli zuccheri

Spuntino?

Fonte: ANDI Associazione Nazionale Dentisti Italiani www.andi.it

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Mag 052015
 

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Medicina parodontale e medicina preventiva

La parodontite è l’infiammazione e infezione di legamento e osso alveolare di sostegno dei denti e può avere effetti significativi sulla salute generale e viceversa.
Alcune malattie e condizioni sistemiche possono essere potenziali fattori di rischio per la parodontite.
Analogamente esistono patologie sistemiche per cui la malattia parodontale è stata considerata come un fattore di rischio.

www.massimocanonica.itEsse sono: malattie cardiovascolari, malattie cerebrovascolari, ad esempio ictus, diabete, i bambini con basso peso alla nascita pretermine, preeclampsia, infezioni respiratorie e altre tra cui l’osteoporosi, il cancro, l’artrite reumatoide (AR), la disfunzione erettile (DE), la malattia di Alzheimer (AD), malattie gastrointestinali, prostatiti, malattie renali.

Gli agenti patogeni parodontali possono avere un’azione diretta sul sistema cardiovascolare e contribuire a causare la trombogenesi o l’aterosclerosi .
Si può anche avere un’azione indiretta sul sistema cardiovascolare, causando il rilascio di proteine di fase acuta dal fegato come il fibrinogeno e la proteina C-reattiva, che contribuiscono ulteriormente alla formazione dell’ateroma.
Studi scientifici hanno dimostrato che i soggetti con più del 20% di perdita significativa di tessuto osseo hanno avuto un aumento del rischio del 50% di malattia coronarica rispetto a quelli con perdita ossea orale fino al 20%.
Inoltre si è scoperto  che i soggetti con più del 20% di perdita ossea mascellare e mandibolare hanno anche tre volte più probabilità di essere colpiti da un ictus rispetto a quelli con meno del 20% di perdita ossea.
Si sostiene che le infezioni parodontali croniche possono provocare un aumento della resistenza all’insulina e scarso controllo glicemico e, quindi, possono complicare la gravità del diabete e il grado di controllo metabolico. Inoltre, è stato anche confermato che il trattamento parodontale porta a un miglioramento del controllo glicemico nei pazienti diabetici.
I soggetti con parodontite generalizzata hanno un rischio 5 volte maggiore di parto pretermine prima delle 35 settimane di gestazione e un aumento del rischio 7 volte maggiore di consegna prima di 32 settimane di gestazione. Si presuppone che l’infezione batterica possa portare a un aumento della produzione di prostaglandine amniotiche, che a sua volta si traduce in travaglio pre-termine.
La colonizzazione orale da patogeni respiratori, favorita da scarsa igiene orale e malattie parodontali, sembra essere associata a polmonite nosocomiale. L’ampia placca dentale dei pazienti affetti da parodontite può fornire superfici su cui potenziali patogeni respiratori (PRP) potrebbero aderire e fornire un serbatoio per l’infezione sui tratti distali delle vie respiratorie.
Si è anche visto che la placca sottogengivale in individui affetti da periodontite funzioni come un serbatoio per l’Helicobacter pylori che causa infiammazione cronica ed è il più forte fattore di rischio per il cancro gastrico, nonché per ulcera duodenale e gastrica.
E’ almeno teoricamente possibile che la  parodontite cronica possa contribuire allo sviluppo o alla progressione dell’osteoporosi. Una significativa associazione tra parodontite e artrite reumatoide è stata inoltre dimostrata e questa associazione può essere un riflesso di una comune alterazione della risposta infiammatoria in quanto sia la malattia parodontale che la Artrite Reumatoide si manifestano come conseguenza di uno squilibrio tra le citochine pro-e anti-infiammatorie.

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sorrisi

Trattare le malattie gengivali e la parodontite per ridurre i rischi cardiovascolari.

Secondo quanto affermato dai ricercatori della Aston University recenti ricerche suggeriscono che un aumento della mortalità, nelle persone con insufficienza renale cronica, sia collegato con le condizioni infiammatorie croniche come la parodontite.
Studi precedenti hanno rivelato che più dell’85% delle persone con insufficienza renale cronica hanno problemi infiammatori gengivali, causati dalla rimozione inadeguata della placca aggravata da un’immunità alterata, che ritarda i processi di guarigione. La dottoressa Irundika Dias, sta conducendo uno studio sulle cause alla base delle malattie cardiovascolari e ha osservato una correlazione  tra malattia renale cronica e parodontite. Il trattamento della parodontite riduce i lipidi ossidati e l’attività delle cellule infiammatorie nelle persone con malattia renale cronica, facendo così calare il rischio di malattie cardiache che insidiano la vita di queste persone.

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Cure odontoiatriche in gravidanza.

www.massimocanonica.itGengiviti, parodontiti e carie, oltre ad essere disturbi frequenti e fastidiosi per le donne in gravidanza, posso creare problemi anche al nascituro, essendo legate a un maggior rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e trasmissione dei batteri della carie al bambino. Per questo il Ministero della Salute ha pubblicato delle raccomandazioni per la promozione della salute orale in gravidanza, rivolte a medici, odontoiatri ed operatori sanitari.
Le donne che soffrono di gengivite in gravidanza vanno dal 30% al 100%, mentre il 5-20% mostra segni di parodontite. Tra le cause ci sono le modificazioni della dieta e dell’igiene orale, nausee mattine e vomito, reflusso esofageo, modificazioni ormonali, vascolari e immunologiche.
Il periodo più sicuro per eseguire le procedure terapeutiche è all’inizio del secondo trimestre, tra la 14a e 20a settimana di gestazione.
La gravidanza non è un motivo per rinviare cure odontoiatriche di routine o il trattamento di condizioni acute o necessarie, e le radiografie necessarie possono essere fatte in modo sicuro, adottando le precauzioni indicate. I ritardi nei trattamenti potrebbero provocare danni alla gestante e al feto.

 


Fonte:”Il Dentista Moderno”

Ott 282014
 

 

Quando i denti “storti” dei nostri figli costituiscono un potenziale problema?
Quando è il momento per programmare una visita di controllo dallo specialista?

A queste ed altre domande risponderemo attraverso la pubblicazione dell’interessante opuscolo, a cura del Dr. Gobbi  il nostro ortodontista di fiducia.

Lug 292014
 

Le linee guida del Ministero della Salute sul fluoro assunto per bocca ne hanno recentemente ridimensionato la reale utilità.

La Società Italiana di Odontoiatria Infantile si spinge ad affermare che il fluoro assunto in forma sistemica nei bambini è inutile e può rivelarsi dannoso in quanto in grado di innescare fenomeni di fluorosi. Numerose evidenze scientifiche internazionali concordano sull’inutilità dell’assunzione orale supplementare nei bambini e nelle donne in gravidanza.
Da numerosi anni in Europa non si sostiene più la fluoro profilassi sistemica ritenuta inefficace. Le nuove indicazioni puntano con forza sulla fluoroprofilassi topica il cui effetto preventivo è considerato particolarmente efficace.
La corretta prevenzione si attua infatti con applicazioni topiche di fluoro dal momento in cui erompono i denti da latte.

imagesL’ American Dental Association, aggiornando le proprie linee guida sulla prevenzione della carie nell’infanzia, ha consigliato di utilizzare una pasta dentifricia al fluoro sul primo dentino da latte appena erotto e proscrive in senso assoluto l’utilizzo del fluoro in compresse in quanto a rischio di sviluppo di fluorosi dentale.
Le compresse al fluoro risultano efficaci solamente se vengono sciolte lentamente in bocca, perché l’effetto del fluoro avviene esclusivamente a livello topico.
L’indicazione più corretta da dare ai genitori è quella di lavare i denti da latte dei loro bambini, iniziando precocemente con una garza contenete dentifricio al fluoro.
Attualmente non esiste evidenza scientifica che il fluoro sistemico assunto in gravidanza abbia una reale efficacia.

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Negli ultimi dieci anni, nei paesi industrializzati, la prevalenza della carie è rimasta pressochè invariata. Una parte della popolazione risulta ancora molto vulnerabile alla carie, tuttavia la maggior parte degli individui lavandosi i denti due volte al giorno con un dentifricio fluorato è in grado di prevenire adeguatamente l’insorgenza della carie.

 

Fonte: Italian Dental Journal

Mag 162014
 

 

Sarebbero circa tre milioni gli italiani che soffrono di apnee ostruttive nel sonno, un problema che raddoppia la probabilità di diventare diabetici, aumenta di due volte e mezzo il rischio di ipertensione, quadruplica quello di ictus e aumenta di sette volte il rischio di avere incidenti automobilistici.
L’80% di chi soffre di apnee gravi è obeso o sovrappeso: proprio i chili di troppo “premono” sulle vie aeree, durante la notte, portando alla loro occlusione parziale o totale per alcuni secondi. Il risultato è il russamento. Spesso, uno dei rimedi più efficaci è quello che propone il dentista attraverso apparecchi antirussamento.
In molti casi il russare di notte è proprio la prima avvisaglia delle apnee ostruttive: le prime vie aeree collassano e per qualche secondo l’aria non passa, provocando conseguenze tutt’altro che irrisorie sulla salute dei tre milioni di italiani che ne soffrono.

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Il dentista può dare una soluzione al problema.

Come? Con dispositivi orali su misura, che mantengono in avanti lingua e mandibola, le vie aeree restano più libere e questo basta a risolvere i casi meno gravi e il russamento semplice, scongiurando il ricorso a trattamenti più complessi, come la ventiloterapia, nella quale si applica una pressione positiva continua alle vie aeree del paziente facendolo respirare da una mascherina quando dorme.
Diagnosticare le apnee ostruttive è fondamentale: se il partner riferisce un russamento, ma anche se ci si sveglia già stanchi o con il mal di testa, se durante la giornata si fatica a restare concentrati o se si è spesso assonnati e si avrebbe bisogno di un pisolino diurno è probabile che ci siano apnee notturne ed è opportuno discuterne con il medico.
“I pazienti hanno il sonno agitato, poco ristoratore; la diagnosi viene fatta a seguito di una visita e una serie di esami dagli specialisti dei Centri di medicina del sonno, ma spesso il primo ad averne il sospetto è il dentista.
Nei casi lievi o moderati l’odontoiatra può effettuare la terapia delle apnee ostruttive, realizzando dispositivi orali su misura per il proprio paziente in grado di mantenere la mandibola e la lingua spostate in avanti durante la notte, così da creare più spazio nella parte posteriore della bocca ed evitare l’ostruzione delle vie aeree.

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Si tratta di dispositivi comodi e facili da indossare, che possono essere facilmente portati con sé in viaggio; inoltre, il trattamento è poco invasivo e reversibile, perché può essere sospeso in qualsiasi momento.

I dispositivi orali, poco o per nulla fastidiosi, vengono portati tutta la notte da più dell’80 % dei pazienti”.

Apr 042014
 

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Ecco un argomento che sicuramente incontrerà l’interesse di molti.

Nel campo dell’estetica dentale abbiamo assistito ad una notevole evoluzione, con nuove possibilità per poter ottenere denti sempre più naturali e bianchi.
Si possono trattare tutti i tipi di discromie anche i casi con pigmentazioni da tetracicline in tempi variabili da due a sei settimane.

Nella programmazione di una terapia sbiancante bisogna tener presenti alcuni importanti aspetti.
Prima dello sbiancamento, la bocca deve essere sottoposta ad una seduta di igiene orale con eliminazione di placca e di tartaro.
L’odontoiatra deve effettuare una visita preliminare nella quale evidenzierà carie da curare
prima dello sbiancamento, o comunque tutte quelle che sono le controindicazioni, come   ipersensibilità dentinale, superfici radicolari esposte, gravi perdite di smalto o fratture dello smalto stesso, o situazioni con un tale grado di pigmentazione da rendere vano qualsiasi tentativo di sbiancamento.
Bisogna inoltre analizzare le aspettative del paziente: i risultati non sono sempre prevedibili.
Si può ottenere uno sbiancamento intenso e molto evidente ma anche, in altri casi, una modificazione minima nella scala colore, indipendentemente dalla qualità della cura.
Inoltre la presenza di otturazioni o di protesi fisse anche in ceramica comporta dei problemi, in quanto lo sbiancante non ha nessun effetto su questi materiali, agendo unicamente sullo smalto dentale. In questi casi, per ottenere una buona estetica bisogna ricorrere alle faccette o agli elementi protesici in ceramica.

 

Per lo sbiancamento dei denti esistono diverse opzioni, semplici ed innocue.

– Sbiancamento ambulatoriale su denti vitali.
Viene praticato presso lo studio dentistico: un sistema sbiancante sotto forma di gel  viene miscelata in ambulatorio, applicato sui denti e attivato da una sorgente luminosa dedicata.
Lo schiarimento/sbiancamento dei denti avviene attraverso reazione di ossidazione a livello dei pigmenti contenuti nella dentina mediante l’azione del perossido di idrogeno liberato dalla sostanza sbiancante. Le gengive vengono protette da un gel. Il trattamento richiede circa mezz’ora per arcata.

– Sbiancamento domiciliare.
Nello studio dentistico, da un’impronta dei denti, si ricava una mascherina in plastica che il paziente applicherà sui denti stessi dopo averla riempita di un gel sbiancante specifico.
Quest’ultimo è normalmente costituito da carbamide perossido (un composto formato da perossido di idrogeno e urea). Le mascherine devono essere mantenute in bocca per 3-8 ore al giorno per 1-3 settimane, normalmente durante il sonno.

– Combinazione di entrambe le opzioni.
I più rinomati esperti nel campo dello sbiancamento e i ricercatori hanno dimostrato che si può ottenere uno sbiancamento dei denti più prevedibile ed efficace qualora si combini il trattamento ambulatoriale con un trattamento domiciliare mediante mascherina personalizzata nel periodo successivo.

– Sbiancamento su denti devitalizzati.
Si possono ottenere risultati altrettanto validi con metodi cosiddetti “alla poltrona” effettuati in studio in due-tre sedute con applicazione di prodotti sbiancanti all’interno della camera pulpare del dente, attivati e lasciati in sede con tecnica “walking bleaching”.
Lo sbiancamento può essere continuato mediante trattamento domiciliare con mascherina.

 

Mar 202014
 

 Partiamo da una breve introduzione ….

 

Cos’ è un granuloma?

Non è assolutamente una neoplasia ma il risultato di una serie di concause:
l’ infiammazione cronica (ovvero a lenta evoluzione) si può manifestare nelle aree intorno all’apice della radice dentale di un dente a polpa infetta (necrosi della polpa con “perdita di vitalità”) e diffondersi all’osso alveolare circostante provocando lesioni quali l’ ascesso oppure il granuloma.  Le lesioni provocano rarefazioni ossee visibili in radiografia come aree scure, localizzate più spesso intorno all’apice della radice .
La causa che porta alla formazione del granuloma è costituita dalla necrosi della polpa dentale (“nervo”) e dalle tossine batteriche che permangono nei canali radicolari .
Per la guarigione dal granuloma è necessario quindi detergere in modo corretto il contenuto infetto della radice rimuovendo i residui necrotici della polpa o “nervo”, mediante preparazione (sagomatura), disinfezione e successiva otturazione canalare mediante materiale bioinerte (guttaperca).

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La guarigione porta alla scomparsa in radiografia dell’area scura (“di trasparenza”) e avviene nell’arco di 6-12 mesi circa.
Tuttavia occasionalmente un dente che è stato sottoposto a una cura canalare (devitalizzazione) può non guarire oppure continuare ad essere dolente nonostante il trattamento canalare effettuato e questo anche alcuni mesi o anni dopo, e sviluppare appunto un granuloma.
Quando questo accade, il dente spesso può essere salvato con un secondo trattamento canalare. Tale procedura viene definita: 

 

Ritrattamento Endodontico.

Perché occorre ritrattare i canali del dente?

Il trattamento endodontico viene eseguito perché la polpa, comunemente chiamata dai pazienti “nervo”, si presenta irrimediabilmente danneggiata.
In alcuni casi sebbene la polpa sia stata rimossa e sostituita con un materiale da otturazione, il dente deve essere ritrattato per problemi dovuti  ad una o più delle seguenti cause:

– Incompleta pulizia e otturazione dei canali:
Perchè la cura canalare abbia successo i canali delle radici devono essere interamente puliti e otturati.

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          cura canalare incompleta                                                                   ritrattamento canalare

Alcuni canali sono a volte così stretti, calcificati o curvi che anche i più piccoli strumenti a disposizione non riescono a percorrerli. Altri canali sono così piccoli che non sono facilmente individuabili, oppure sono otturati in maniera approssimativa.

– Trauma radicolare :
Un nuovo trauma può aver causato la frattura della radice e una cisti o un’ infezione possono essersi sviluppate all’apice (punta) della radice.

– Nuova carie:
Una nuova carie può distruggere la corona del dente ed esporre il materiale da otturazione che chiude il canale ai batteri e alla saliva causando una nuova infezione delle radici.
Una frattura o incrinatura di un’otturazione o la decementazione di una corona o di un perno radicolare possono determinare i medesimi danni.

Chi può eseguire i ritrattamenti?

Molti casi sono complessi e richiedono l’ intervento di specialisti in questo settore, che dedicano maggiormente la loro attività professionale all’Endodonzia; proprio per questo sono più esperti nell’eseguire tali terapie e sono dotati di attrezzatura specifica quale il microscopio.

 

Che cosa capita durante il ritrattamento?

Il dente deve essere riaperto, i canali nuovamente detersi ed otturati .
Nei casi in cui non sia possibile tutto ciò (canali curvi, perni nei canali, etc.) può essere necessaria un’ incisione della gengiva che permette di esporre l’apice del dente al fine di poterlo sigillare (apicectomia ed otturazione retrograda).

 

Il Paziente può avere male?

Durante il trattamento il dente può fare male; questo è un inconveniente che non pregiudica il buon esito della terapia.

 

Se il primo trattamento è fallito, come può il Paziente essere sicuro che il ritrattamento avrà successo?

Non ci sono naturalmente garanzie certe. Molte volte il ritrattamento è l’unica alternativa all’estrazione. L’Odontoiatra deve fornire  tutte le informazioni e le alternative terapeutiche affinchè il Paziente possa decidere in completa tranquillità e consapevolezza.

 

Quali sono le alternative al ritrattamento?

L’estrazione del dente è solitamente l’alternativa.
La perdita di un dente può portare allo spostamento di quelli vicini con gravi interferenze nell’occlusione (rapporti tra le arcate dentali ) e nella masticazione.
Il dente si può rimpiazzare con un ponte ancorato ai denti vicini, se presenti, o con un impianto endosseo. Tutti questi sono dei procedimenti lunghi, costosi ed artificiali.
Nonostante i progressi enormi fatti in campo implantologico niente per ora è migliore e più duraturo del dente naturale anche se sono perfettamente sovrapponibili i parametri di durata nel tempo tra un dente ben ritrattato e un impianto ben posizionato.
 
Quanto costa il ritrattamento?

Generalmente il costo per il ritrattamento endodontico è più elevato rispetto alla normale devitalizzazione di un dente. Ciò è dovuto alla difficoltà ed al maggior tempo operativo richiesto per portare a buon fine la terapia.
 
 
Fonte  : www.endodonzia.it

Mar 112014
 


Il primo periodo di prevenzione odontoiatrica nel bambino si avvia con la gravidanza. Lo stato di salute orale della futura mamma nel corso della gravidanza ha significative ripercussioni sia sulle modalità del parto che sulla salute orale del nascituro.

E’ pertanto molto importante che la mamma in stato di attesa sappia che se il suo stato di salute oro-dentale è sano anche per il suo bambino sarà lo stesso, mentre, la presenza di patologie dentarie attive, quali carie dentali o gravi infiammazioni dei tessuti di sostegno del dente, comporteranno un rapido quanto precoce stato di passaggio di batteri produttori di patologie odontoiatriche nel cavo orale del nascituro.

La prevenzione odontoiatrica in gravidanza quale primo e riconosciuto momento di protezione della salute oro-dentale del nascituro deve essere in grado di conseguire alcuni obiettivi:

1) Diminuire la carica batterica salivare della mamma, intervenendo per tempo nell’eliminare tutte le patologie odontoiatriche presenti e mantenendo una corretta igiene orale quotidiana. Nell’ultimo periodo della gravidanza sarà utile, sotto indicazione e stretta osservazione dell’Odontoiatra, l’uso di collutori a base di clorexidina e di chewing gum allo xilitolo.

2) Evitare la precoce colonizzazione batterica del cavo orale da parte di batteri cariogeni, per evitare la formazione di una placca batterica orale ricca di batteri cariogeni.
Inutile, invece, nell’alimentazione quotidiana della madre in gravidanza, aggiungere una dose integrativa di Fluoro per via sistemica.

Se siete in stato di gravidanza e volete sin da ora agire per la prevenzione dentale del vostro bambino chiedete consiglio al vostro dentista. 

 fonte: http://www.obiettivosorriso.it/il-tuo-dentista-informa

Mar 062014
 

Con inFORMIAMO, l’ Associazione Nazionale Dentisti Italiani promuove una interessante iniziativa per istruire ed informare i Pazienti in maniera corretta e scientifica, in merito all’Implantologia dentale.

 

Intervista al Dottor Mario Roccuzzo 
TORINO CRONACA del 26 febbraio 2014
Speciale salute e benessere 33
 

L’implantologia dentaria è materia assai discussa anche, ma non solo, per le implicazioni economiche legate a questo tipo di terapia.

Oggi affrontiamo l’argomento con il Dottor Mario Roccuzzo, esperto in implantologia di fama internazionale e socio dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (Andi). Un tema complesso che merita di essere conosciuto più da vicino dai pazienti quello dell’implantologia dentaria. Per questo motivo a Torino, nel novembre scorso, in occasione della giornata di studio intitolato “Gli impianti post-estrattivi: indicazioni e limiti, costi e benefici, in cui si sono riuniti i massimi esperti del campo, è stato annunciato il progetto “inFORMIAMO” che ha previsto la stesura di un documento ufficiale rivolto ai pazienti, per fornire loro una semplice, ma corretta informazione circa l’implantologia. Vediamo insieme al dottor Roccuzzo le ragioni di un progetto che interessa noi cittadini.
 www.massimocanonica.it ANDI
Ci spiega le ragioni di “inFORMIAMO”, dottor Mario Roccuzzo?
 “Oggi l’informazione in implantologia a disposizione dei pazienti è poco chiara e spesso contradditoria. In una situazione simile, la comunità scientifica deve a mio parere assumersi la responsabilità di fornire ai pazienti gli strumenti per distinguere la medicina dal marketing.
 
Dai congressi scientifici alle case dei pazienti?
 “ Certamente. Molto spesso mentre gli specialisti si ritrovano per analizzare minimi dettagli procedurali i pazienti vengono bombardati da pubblicità false e tendenziose. I pazienti hanno il diritto di avere a loro disposizione informazioni scientificamente corrette. La giornata di studio che ho organizzato sarebbe stata certamente di grande utilità a livello scientifico, ma solo per i partecipanti. Con la creazione del Decalogo “inFORMIAMO”, ci auguriamo che i pazienti possano “viaggiare informati” prima di sottoporsi a cure costose che, in non pochi casi, sono anche clinicamente poco condivisibili”.

http://www.anditocom.it

Feb 262014
 

www.massimocanonica.it  impianto 1

 

Esiste la possibilità di rigetto?

Non esiste la possibilità di rigetto in quanto il titanio è un materiale totalmente biocompatibile ed inerte dal punto di vista biologico.
Esiste tuttavia la possibilità del fallimento implantare immediato o differito a medio-lungo termine.
Il fallimento immediato o precoce è la mancata osteointegrazione dell’impianto prima della sua protesizzazione ed è un’evenienza rara .
Gli insuccessi immediati rappresentano il 2-3% dei casi.
Il fallimento a medio lungo termine può essere causato da un non corretto mantenimento dell’impianto. Il fumo e la scarsa igiene orale possono indurre infezioni e infiammazioni a livello dell’impianto e quindi il riassorbimento dell’osso.
E’ fondamentale che il paziente si sottoponga a controlli periodici e che curi scrupolosamente la propria igiene orale. Saranno parimenti necessari controlli clinici e radiografici frequenti.
La cattiva igiene orale e la malattia parodontale non controllata riducono drasticamente le percentuali di successo terapeutico e di sopravvivenza a lungo termine degli impianti.

 

Quali sono i principali strumenti di igiene orale?

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Spazzolino da denti;
Spazzolino monociuffo;
Spazzolino interdentale (scovolino);
Filo interdentale;
Antisettici.

 

 

Durata e mantenimento.

Quanto dura un impianto dentale?

Quando l’impianto si è integrato con l’ osso non esiste un limite alla sua durata se il paziente mantiene una scrupolosa igiene domiciliare e si sottopone a controlli periodici e se il manufatto protesico è stato eseguito nel rispetto dei parametri tecnici.
Possono raramente manifestarsi complicanze a livello protesico di tipo meccanico quali la decementazione di un ponte, la rottura o l’allentamento di una vite di fissazione .
Le protesi supportate da impianti hanno una durata media paragonabile a quella delle protesi fisse tradizionali su denti naturali stimabile in circa 10 anni.
In seguito al trattamento implantare si può incorrere nel rischio dell’insorgenza della mucosite e successivamente della perimplantiteprocesso infettivo di origine batterica indotto dall’accumulo di placca e tartaro, nel tessuto osseo circostante l’impianto stesso. I batteri che colonizzano la superficie dell’impianto inducono la distruzione dell’osso circostante fino a giungere alla perdita dell’impianto.

 

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Che cos’e’ la terapia di mantenimento?

La terapia di mantenimento è un piano di richiami individualizzato per controllare nel tempo la salute degli impianti dentali, verificare l’igiene orale ed identificare gli eventuali errori commessi dal paziente nell’igiene orale quotidiana. Una motivata collaborazione è indispensabile per garantire un successo implantare a lungo termine.
Possiamo individuare alcune aree verso cui è bene porre una maggiore attenzione:
a livello dei pilastri (perni moncone) che collegano l’impianto alla protesi;
sotto gli elementi sospesi ossia tra il ponte e la gengiva;
negli spazi interdentali.

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Si può reintervenire a livello della protesi su impianti?

Si in quanto tutti i manufatti protesici su impianti sono fissati con cementi specifici o fissati medianti viti di connessione e possono essere rimossi quando si evidenzi la necessità.