Apr 042014
 

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Ecco un argomento che sicuramente incontrerà l’interesse di molti.

Nel campo dell’estetica dentale abbiamo assistito ad una notevole evoluzione, con nuove possibilità per poter ottenere denti sempre più naturali e bianchi.
Si possono trattare tutti i tipi di discromie anche i casi con pigmentazioni da tetracicline in tempi variabili da due a sei settimane.

Nella programmazione di una terapia sbiancante bisogna tener presenti alcuni importanti aspetti.
Prima dello sbiancamento, la bocca deve essere sottoposta ad una seduta di igiene orale con eliminazione di placca e di tartaro.
L’odontoiatra deve effettuare una visita preliminare nella quale evidenzierà carie da curare
prima dello sbiancamento, o comunque tutte quelle che sono le controindicazioni, come   ipersensibilità dentinale, superfici radicolari esposte, gravi perdite di smalto o fratture dello smalto stesso, o situazioni con un tale grado di pigmentazione da rendere vano qualsiasi tentativo di sbiancamento.
Bisogna inoltre analizzare le aspettative del paziente: i risultati non sono sempre prevedibili.
Si può ottenere uno sbiancamento intenso e molto evidente ma anche, in altri casi, una modificazione minima nella scala colore, indipendentemente dalla qualità della cura.
Inoltre la presenza di otturazioni o di protesi fisse anche in ceramica comporta dei problemi, in quanto lo sbiancante non ha nessun effetto su questi materiali, agendo unicamente sullo smalto dentale. In questi casi, per ottenere una buona estetica bisogna ricorrere alle faccette o agli elementi protesici in ceramica.

 

Per lo sbiancamento dei denti esistono diverse opzioni, semplici ed innocue.

– Sbiancamento ambulatoriale su denti vitali.
Viene praticato presso lo studio dentistico: un sistema sbiancante sotto forma di gel  viene miscelata in ambulatorio, applicato sui denti e attivato da una sorgente luminosa dedicata.
Lo schiarimento/sbiancamento dei denti avviene attraverso reazione di ossidazione a livello dei pigmenti contenuti nella dentina mediante l’azione del perossido di idrogeno liberato dalla sostanza sbiancante. Le gengive vengono protette da un gel. Il trattamento richiede circa mezz’ora per arcata.

– Sbiancamento domiciliare.
Nello studio dentistico, da un’impronta dei denti, si ricava una mascherina in plastica che il paziente applicherà sui denti stessi dopo averla riempita di un gel sbiancante specifico.
Quest’ultimo è normalmente costituito da carbamide perossido (un composto formato da perossido di idrogeno e urea). Le mascherine devono essere mantenute in bocca per 3-8 ore al giorno per 1-3 settimane, normalmente durante il sonno.

– Combinazione di entrambe le opzioni.
I più rinomati esperti nel campo dello sbiancamento e i ricercatori hanno dimostrato che si può ottenere uno sbiancamento dei denti più prevedibile ed efficace qualora si combini il trattamento ambulatoriale con un trattamento domiciliare mediante mascherina personalizzata nel periodo successivo.

– Sbiancamento su denti devitalizzati.
Si possono ottenere risultati altrettanto validi con metodi cosiddetti “alla poltrona” effettuati in studio in due-tre sedute con applicazione di prodotti sbiancanti all’interno della camera pulpare del dente, attivati e lasciati in sede con tecnica “walking bleaching”.
Lo sbiancamento può essere continuato mediante trattamento domiciliare con mascherina.

 

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Mar 202014
 

 Partiamo da una breve introduzione ….

 

Cos’ è un granuloma?

Non è assolutamente una neoplasia ma il risultato di una serie di concause:
l’ infiammazione cronica (ovvero a lenta evoluzione) si può manifestare nelle aree intorno all’apice della radice dentale di un dente a polpa infetta (necrosi della polpa con “perdita di vitalità”) e diffondersi all’osso alveolare circostante provocando lesioni quali l’ ascesso oppure il granuloma.  Le lesioni provocano rarefazioni ossee visibili in radiografia come aree scure, localizzate più spesso intorno all’apice della radice .
La causa che porta alla formazione del granuloma è costituita dalla necrosi della polpa dentale (“nervo”) e dalle tossine batteriche che permangono nei canali radicolari .
Per la guarigione dal granuloma è necessario quindi detergere in modo corretto il contenuto infetto della radice rimuovendo i residui necrotici della polpa o “nervo”, mediante preparazione (sagomatura), disinfezione e successiva otturazione canalare mediante materiale bioinerte (guttaperca).

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La guarigione porta alla scomparsa in radiografia dell’area scura (“di trasparenza”) e avviene nell’arco di 6-12 mesi circa.
Tuttavia occasionalmente un dente che è stato sottoposto a una cura canalare (devitalizzazione) può non guarire oppure continuare ad essere dolente nonostante il trattamento canalare effettuato e questo anche alcuni mesi o anni dopo, e sviluppare appunto un granuloma.
Quando questo accade, il dente spesso può essere salvato con un secondo trattamento canalare. Tale procedura viene definita: 

 

Ritrattamento Endodontico.

Perché occorre ritrattare i canali del dente?

Il trattamento endodontico viene eseguito perché la polpa, comunemente chiamata dai pazienti “nervo”, si presenta irrimediabilmente danneggiata.
In alcuni casi sebbene la polpa sia stata rimossa e sostituita con un materiale da otturazione, il dente deve essere ritrattato per problemi dovuti  ad una o più delle seguenti cause:

– Incompleta pulizia e otturazione dei canali:
Perchè la cura canalare abbia successo i canali delle radici devono essere interamente puliti e otturati.

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          cura canalare incompleta                                                                   ritrattamento canalare

Alcuni canali sono a volte così stretti, calcificati o curvi che anche i più piccoli strumenti a disposizione non riescono a percorrerli. Altri canali sono così piccoli che non sono facilmente individuabili, oppure sono otturati in maniera approssimativa.

– Trauma radicolare :
Un nuovo trauma può aver causato la frattura della radice e una cisti o un’ infezione possono essersi sviluppate all’apice (punta) della radice.

– Nuova carie:
Una nuova carie può distruggere la corona del dente ed esporre il materiale da otturazione che chiude il canale ai batteri e alla saliva causando una nuova infezione delle radici.
Una frattura o incrinatura di un’otturazione o la decementazione di una corona o di un perno radicolare possono determinare i medesimi danni.

Chi può eseguire i ritrattamenti?

Molti casi sono complessi e richiedono l’ intervento di specialisti in questo settore, che dedicano maggiormente la loro attività professionale all’Endodonzia; proprio per questo sono più esperti nell’eseguire tali terapie e sono dotati di attrezzatura specifica quale il microscopio.

 

Che cosa capita durante il ritrattamento?

Il dente deve essere riaperto, i canali nuovamente detersi ed otturati .
Nei casi in cui non sia possibile tutto ciò (canali curvi, perni nei canali, etc.) può essere necessaria un’ incisione della gengiva che permette di esporre l’apice del dente al fine di poterlo sigillare (apicectomia ed otturazione retrograda).

 

Il Paziente può avere male?

Durante il trattamento il dente può fare male; questo è un inconveniente che non pregiudica il buon esito della terapia.

 

Se il primo trattamento è fallito, come può il Paziente essere sicuro che il ritrattamento avrà successo?

Non ci sono naturalmente garanzie certe. Molte volte il ritrattamento è l’unica alternativa all’estrazione. L’Odontoiatra deve fornire  tutte le informazioni e le alternative terapeutiche affinchè il Paziente possa decidere in completa tranquillità e consapevolezza.

 

Quali sono le alternative al ritrattamento?

L’estrazione del dente è solitamente l’alternativa.
La perdita di un dente può portare allo spostamento di quelli vicini con gravi interferenze nell’occlusione (rapporti tra le arcate dentali ) e nella masticazione.
Il dente si può rimpiazzare con un ponte ancorato ai denti vicini, se presenti, o con un impianto endosseo. Tutti questi sono dei procedimenti lunghi, costosi ed artificiali.
Nonostante i progressi enormi fatti in campo implantologico niente per ora è migliore e più duraturo del dente naturale anche se sono perfettamente sovrapponibili i parametri di durata nel tempo tra un dente ben ritrattato e un impianto ben posizionato.
 
Quanto costa il ritrattamento?

Generalmente il costo per il ritrattamento endodontico è più elevato rispetto alla normale devitalizzazione di un dente. Ciò è dovuto alla difficoltà ed al maggior tempo operativo richiesto per portare a buon fine la terapia.
 
 
Fonte  : www.endodonzia.it

Mar 202014
 

 

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L’ ipersensibilità dentinale è un dolore acuto e pungente, breve e nello stesso tempo violento, che interessa uno o più denti. Viene avvertita come una vera e propria scossa.   
Si manifesta in presenza di:
sbalzi termici (gelato, bevande calde);
spazzolamento dei denti.
Avviene soprattutto nei punti in cui lo smalto manca o si è fortemente assottigliato oppure dove la gengiva ha subito recessione lasciando esposta la dentina ed il cemento radicolare .
E’ una sintomatologia abbastanza comune tanto che diciamo che abbiamo i “denti sensibili”.
Il dentista, per fare diagnosi, può provocare il sintomo con l’uso dello specillo o con un leggero getto di aria. Radiograficamente il dente non presenta lesioni.
Non sappiamo ancora da che cosa è determinato ma è un fenomeno mediato dal sistema nervoso. Curato si risolve o si attenua in un arco di tempo accettabile.
E’ fondamentale che il dentista escluda in modo assoluto che ci possano essere altre cause.

 

Meccanismo di sviluppo dell’ipersensibilità centinale.

E’ dovuto all’apertura dei tubuli dentinali: i piccolissimi e numerosissimi canali che collegano l’esterno con l’interno del dente, rendendo possibile a stimoli esterni e a molte sostanze di irritare la polpa dentaria (il nervo).

 

Quali sono le cause dell’ipersensibilità dentinale? 

Igiene orale maldestra per troppa forza con spazzolini con setole troppo dure.
Dentifrici che contengono sostanze troppo abrasive (quelli dei denti bianchissimi).
Acidi gastrici (acido cloridrico) in pazienti che hanno un riflusso gastrico o bulimici.
Cibi e bevande particolarmente acidi.
Scarsa igiene orale che causa l’infiammazione e la retrazione delle gengive.

 

Quali denti vengono maggiormente danneggiati dall’uso improprio dello spazzolino? 

In genere i denti più bombati e sporgenti, in particolare i canini e i premolari e i molari superiori.
Le lesioni ai colletti sono da imputare:
– alla troppa forza che si applica sullo spazzolino;
– alla troppa insistenza di spazzolamento sugli stessi punti;
all’ abrasività degli spazzolini soprattutto di quelli con le setole a punta non arrotondata;
– all’ abrasività del dentifricio.

 

Ci possono essere altre cause che provocano gli stessi sintomi?  

Sono diverse:
Rottura del dente;
Cure del dentista comunque necessarie e inevitabili quali: otturazioni, protesi (corone, ponti), interventi alle gengive (chirurgia parodontale), cure ortodontiche, interventi chirurgici, scaling profondo, root planing, sbiancamento dentale.

 

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Trattamento dell’ ipersensibilità dentinale.  

Fatta la diagnosi e rimossa la causa, nella maggior parte dei casi i sintomi diminuiscono lentamente nel tempo poiché la polpa dentaria si protegge con uno strato di dentina che essa stessa produce attraverso gli odontoblasti (cellule specializzate che formano la dentina).
Il trattamento prevede l’utilizzo di spazzolini idonei, dentifrici, colluttori, gel, lacche e sedute di laser terapia con lo scopo di occludere i tubuli dentinale.

 

Valutiamo alcuni dei prodotti oggi ritenuti particolarmente efficaci:
 
Sistema Elmex Sensitive :
http://www.gaba-info.it/Elmex
 
Sistema Curasept Sensitivity:
http://www.curaden.it/prodotti_linea.php?brand_id=2&line_id=2
 
Sistema Sensodyne:
http://www.sensodyne.it/?gclid=COX_75yRs7sCFaXMtAodXwwA8Q
 
Sistema Biorepair:
http://www.biorepair.it/prodotti.html
 

Mar 112014
 


Il primo periodo di prevenzione odontoiatrica nel bambino si avvia con la gravidanza. Lo stato di salute orale della futura mamma nel corso della gravidanza ha significative ripercussioni sia sulle modalità del parto che sulla salute orale del nascituro.

E’ pertanto molto importante che la mamma in stato di attesa sappia che se il suo stato di salute oro-dentale è sano anche per il suo bambino sarà lo stesso, mentre, la presenza di patologie dentarie attive, quali carie dentali o gravi infiammazioni dei tessuti di sostegno del dente, comporteranno un rapido quanto precoce stato di passaggio di batteri produttori di patologie odontoiatriche nel cavo orale del nascituro.

La prevenzione odontoiatrica in gravidanza quale primo e riconosciuto momento di protezione della salute oro-dentale del nascituro deve essere in grado di conseguire alcuni obiettivi:

1) Diminuire la carica batterica salivare della mamma, intervenendo per tempo nell’eliminare tutte le patologie odontoiatriche presenti e mantenendo una corretta igiene orale quotidiana. Nell’ultimo periodo della gravidanza sarà utile, sotto indicazione e stretta osservazione dell’Odontoiatra, l’uso di collutori a base di clorexidina e di chewing gum allo xilitolo.

2) Evitare la precoce colonizzazione batterica del cavo orale da parte di batteri cariogeni, per evitare la formazione di una placca batterica orale ricca di batteri cariogeni.
Inutile, invece, nell’alimentazione quotidiana della madre in gravidanza, aggiungere una dose integrativa di Fluoro per via sistemica.

Se siete in stato di gravidanza e volete sin da ora agire per la prevenzione dentale del vostro bambino chiedete consiglio al vostro dentista. 

 fonte: http://www.obiettivosorriso.it/il-tuo-dentista-informa

Mar 062014
 

Con inFORMIAMO, l’ Associazione Nazionale Dentisti Italiani promuove una interessante iniziativa per istruire ed informare i Pazienti in maniera corretta e scientifica, in merito all’Implantologia dentale.

 

Intervista al Dottor Mario Roccuzzo 
TORINO CRONACA del 26 febbraio 2014
Speciale salute e benessere 33
 

L’implantologia dentaria è materia assai discussa anche, ma non solo, per le implicazioni economiche legate a questo tipo di terapia.

Oggi affrontiamo l’argomento con il Dottor Mario Roccuzzo, esperto in implantologia di fama internazionale e socio dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (Andi). Un tema complesso che merita di essere conosciuto più da vicino dai pazienti quello dell’implantologia dentaria. Per questo motivo a Torino, nel novembre scorso, in occasione della giornata di studio intitolato “Gli impianti post-estrattivi: indicazioni e limiti, costi e benefici, in cui si sono riuniti i massimi esperti del campo, è stato annunciato il progetto “inFORMIAMO” che ha previsto la stesura di un documento ufficiale rivolto ai pazienti, per fornire loro una semplice, ma corretta informazione circa l’implantologia. Vediamo insieme al dottor Roccuzzo le ragioni di un progetto che interessa noi cittadini.
 www.massimocanonica.it ANDI
Ci spiega le ragioni di “inFORMIAMO”, dottor Mario Roccuzzo?
 “Oggi l’informazione in implantologia a disposizione dei pazienti è poco chiara e spesso contradditoria. In una situazione simile, la comunità scientifica deve a mio parere assumersi la responsabilità di fornire ai pazienti gli strumenti per distinguere la medicina dal marketing.
 
Dai congressi scientifici alle case dei pazienti?
 “ Certamente. Molto spesso mentre gli specialisti si ritrovano per analizzare minimi dettagli procedurali i pazienti vengono bombardati da pubblicità false e tendenziose. I pazienti hanno il diritto di avere a loro disposizione informazioni scientificamente corrette. La giornata di studio che ho organizzato sarebbe stata certamente di grande utilità a livello scientifico, ma solo per i partecipanti. Con la creazione del Decalogo “inFORMIAMO”, ci auguriamo che i pazienti possano “viaggiare informati” prima di sottoporsi a cure costose che, in non pochi casi, sono anche clinicamente poco condivisibili”.

http://www.anditocom.it

Feb 262014
 

www.massimocanonica.it  impianto 1

 

Esiste la possibilità di rigetto?

Non esiste la possibilità di rigetto in quanto il titanio è un materiale totalmente biocompatibile ed inerte dal punto di vista biologico.
Esiste tuttavia la possibilità del fallimento implantare immediato o differito a medio-lungo termine.
Il fallimento immediato o precoce è la mancata osteointegrazione dell’impianto prima della sua protesizzazione ed è un’evenienza rara .
Gli insuccessi immediati rappresentano il 2-3% dei casi.
Il fallimento a medio lungo termine può essere causato da un non corretto mantenimento dell’impianto. Il fumo e la scarsa igiene orale possono indurre infezioni e infiammazioni a livello dell’impianto e quindi il riassorbimento dell’osso.
E’ fondamentale che il paziente si sottoponga a controlli periodici e che curi scrupolosamente la propria igiene orale. Saranno parimenti necessari controlli clinici e radiografici frequenti.
La cattiva igiene orale e la malattia parodontale non controllata riducono drasticamente le percentuali di successo terapeutico e di sopravvivenza a lungo termine degli impianti.

 

Quali sono i principali strumenti di igiene orale?

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Spazzolino da denti;
Spazzolino monociuffo;
Spazzolino interdentale (scovolino);
Filo interdentale;
Antisettici.

 

 

Durata e mantenimento.

Quanto dura un impianto dentale?

Quando l’impianto si è integrato con l’ osso non esiste un limite alla sua durata se il paziente mantiene una scrupolosa igiene domiciliare e si sottopone a controlli periodici e se il manufatto protesico è stato eseguito nel rispetto dei parametri tecnici.
Possono raramente manifestarsi complicanze a livello protesico di tipo meccanico quali la decementazione di un ponte, la rottura o l’allentamento di una vite di fissazione .
Le protesi supportate da impianti hanno una durata media paragonabile a quella delle protesi fisse tradizionali su denti naturali stimabile in circa 10 anni.
In seguito al trattamento implantare si può incorrere nel rischio dell’insorgenza della mucosite e successivamente della perimplantiteprocesso infettivo di origine batterica indotto dall’accumulo di placca e tartaro, nel tessuto osseo circostante l’impianto stesso. I batteri che colonizzano la superficie dell’impianto inducono la distruzione dell’osso circostante fino a giungere alla perdita dell’impianto.

 

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Che cos’e’ la terapia di mantenimento?

La terapia di mantenimento è un piano di richiami individualizzato per controllare nel tempo la salute degli impianti dentali, verificare l’igiene orale ed identificare gli eventuali errori commessi dal paziente nell’igiene orale quotidiana. Una motivata collaborazione è indispensabile per garantire un successo implantare a lungo termine.
Possiamo individuare alcune aree verso cui è bene porre una maggiore attenzione:
a livello dei pilastri (perni moncone) che collegano l’impianto alla protesi;
sotto gli elementi sospesi ossia tra il ponte e la gengiva;
negli spazi interdentali.

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Si può reintervenire a livello della protesi su impianti?

Si in quanto tutti i manufatti protesici su impianti sono fissati con cementi specifici o fissati medianti viti di connessione e possono essere rimossi quando si evidenzi la necessità.

Feb 162014
 

 

Che cos’è?
E’ una nuova tecnica di Tomografia Computerizzata dedicata allo studio del massiccio facciale, in particolare delle arcate dentarie, nella diagnostica e nella valutazione e programmazione di interventi odontoiatrici ed in particolare di chirurgia ed implantologia.

La tecnologia cone beam utilizza un fascio di raggi X di forma conica che consente di acquisire un ampio volume con notevole riduzione di dose di radiazioni a cui si espone il paziente rispetto ai sistemi TAC convenzionali.

 

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Diagnosi dettagliate e comprensione profonda dell’anatomia del distretto maxillo-facciale con l’imaging 3D
Basso dosaggio, elevata qualità dell’immagine, molteplici opportunità diagnostiche sofisticate e non invasive in chirurgia, implantologia, endodonzia ortodonzia e parodontologia .
Sicuramente l’applicazione principale è nel campo implantologico per valutare le caratteristiche morfo-strutturali, l’altezza e lo spessore dell’osso alveolare nelle sedi di interesse implantare. Le immagini ottenute possono essere utilizzate da sofisticati  software dedicati alla chirurgia computer assistita, con i quali è possibile pianificare  preventivamente gli interventi chirurgici implantari ed essere guidati attraverso dime chirurgiche individualizzate nell’inserimento spaziale degli impianti nel nostro paziente.
Utile in chirurgia orale e maxillo-facciale nella valutazione pre-operatoria di denti inclusi ed in particolare dei terzi molari per definirne con esattezza i rapporti con il canale mandibolare.


Grazie alla bassa dose di esposizione è utilizzabile in alcuni casi in endodonzia ed in parodontologia: con l’utilizzo della tecnologia cone beam 3D è possibile avere una visione più dettagliata, effettuare diagnosi in modo più rapido e preciso e raggiungere perciò risultati di maggior successo.

Consente inoltre di studiare le articolazioni temporo-mandibolari con un’ottima rappresentazione tridimensionale. 
Grazie all’ampio campo di vista dell’apparecchio in uso nel nostro Centro, la TC cone beam trova applicazione anche in ortodonzia. 

Con l’acquisizione tridimensionale (3D) è possibile ottenere ulteriori informazioni e dettagli anatomici rispetto a quello che si può ottenere dal telecranio che è comunque una rappresentazione bidimensionale (2D).
Per quanto riguarda l’acquisizione volumetrica, utilizzando un fascio di raggi X conico, si realizza una drastica riduzione della dose a cui si espongono i pazienti (circa 30-60 volte inferiore ad una convenzionale TAC).
 

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Come si effettua l’esame?
L’esame ha la durata di pochi secondi e può essere comodamente eseguito sia in piedi che in posizione seduta
Il tomografo cone beam è esteticamente simile ad un ortopantomografo ed il posizionamento del paziente è semplice, del tutto simile a quello di un comune esame di ortopantomografia delle arcate dentarie con durata dell’esame superiore di solo qualche secondo.

Feb 062014
 

 

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L’alveolite post-estrattiva é una complicanza particolarmente dolorosa che può seguire l’estrazione dentaria. E’ un processo infiammatorio dell’osso alveolare, quella parte di osso della mandibola e della mascella che sostiene e circonda la radice o le radici di un dente. 


www.massimocanonica.it    dott. massimo Canonica

Dopo l’estrazione di un dente residua una cavità ossea detta ‘alveolo’ o ‘cavità alveolare’ in comunicazione diretta con la cavità orale. Il sintomo principale e caratteristico di questa patologia è il dolore tardivo nella zona sottoposta alle manovre estrattive. Il dolore è spontaneo, intenso, persistente, di tipo gravativo, soprattutto notturno e tende ad irradiarsi verso la zona auricolare. Purtroppo  può persistere per alcuni giorni o per diverse settimane.
Caratteristicamente il dolore dell’alveolite è resistente ai comuni farmaci analgesici e determina difficoltà nell’alimentazione. Può inoltre essere presente alitosi, talvolta gonfiore ed ingrossamento dei linfonodi.

 

All’osservazione:

–  l’alveolo appare circondato da gengiva poco arrossata, leggermente gonfia, liscia e lucente;
–  la cavità alveolare può apparire vuota e secca o piena di materiale bianco-grigiastro maleodorante (residui alimentari in decomposizione). Dopo detersione, la cavità si presenta vuota caratteristicamente priva di tessuto di reazione, con le pareti ossee lucide.
alla palpazione, o anche al semplice contatto, può scatenarsi dolore intenso.

 

Cause.

La patogenesi dell’ alveolite secca non è ben conosciuta.
Tendiamo ad escludere  processi infettivi, infatti il trattamento con antibiotici  non produce effetti apprezzabili.
L’ipotesi più accreditata è la lisi del coagulo sanguigno intralveolare.
In condizioni normaliil coagulo blocca il sanguinamento, protegge i tessuti sottostanti e serve come base per l’organizzazione del cosiddetto ‘tessuto di granulazione’, da cui dipende la formazione di nuovo tessuto osseo nella cavità alveolare.
Nell’alveolite post-estrattiva il coagulo sanguigno, sviluppatosi nell’alveolo dopo l’intervento, si disintegra oppure viene dislocato attraverso un processo di dissoluzione della fibrina.
Batteri presenti nella saliva possono essere coinvolti nel processo.
La formazione del tessuto di granulazione risulterà insufficiente e la guarigione della ferita risulterà così ritardata.

 

Condizioni predisponenti:

–  procedure estrattive particolarmente traumatizzanti;
–  età superiore ai 40 anni;
–  sesso femminile per motivi ormonali;
–  la presenza di un’infezione dentaria preesistente all’estrazione;
–  il fumo;
–  scarsa igiene orale;
–  malattia parodontale cronica.

 

Trattamento.

L’alveolite è quindi una condizione molto dolorosa ma non grave.
 Il trattamento non diminuisce i tempi di guarigione, ma serve a controllare la sintomatologia dolorosa ed a ripristinare quelle condizioni anatomiche e biologiche nella sede dell’estrazione, indispensabili per favorire una ripresa dei processi riparativi .
L’uso di analgesici per via sistemica provoca in genere solo temporanee remissioni della sintomatologia.
E’ necessario  intervenire soprattutto localmente, con una cauta pulizia e lavaggio dell’alveolo, previa anestesia locale se necessario, e l’applicazione di una medicazione antidolorifica nell’alveolo stesso.
In seguito al trattamento il Paziente può provare un notevole beneficio, per l’improvvisa remissione della sintomatologia.
La terapia più accreditata ultimamente prevede:
–  la rimozione di eventuali depositi e residui alimentari presenti all’interno della cavità;
–  lavaggi quotidiani dell’alveolo con soluzione fisiologica, o clorexidina allo 0,20%, o soluzione antibiotica;
–  il posizionamento nell’alveolo di una garza sterile imbevuta di Eugenolo (azione analgesica).
La frequenza delle medicazioni all’inizio è quotidiana e viene ridotta con la remissione della sintomatologia e la stabilizzazione del tessuto di riparazione fino alla guarigione.
Altri protocolli prevedono il lavaggio con H2O2 e soluzione fisiologica oppure l’attuazione di manovre chirurgiche per provocare nuovo sanguinamento e di conseguenza favorire  la formazione di un nuovo coagulo. In quest’ultimo caso si corre però il rischio di provocare un’infezione dei tessuti ossei, complicanza certamente più seria dell’alveolite secca.
In genere gli antibiotici per bocca non sono necessari.

 

Prevenzione.

Per ridurre il rischio della comparsa dell’ alveolite il dentista dovrà seguire i seguenti accorgimenti:
–  eliminare il tartaro, se presente, attorno alla radice del dente almeno 10 giorni prima dell’intervento;
–  nell’imminenza dell’intervento far eseguire al paziente sciacqui con colluttorio a base di clorexidina allo 0,20% per ridurre drasticamente la carica batterica nel cavo orale;
–  ridurre il trauma gengivale, evitando di lacerare i tessuti e la necrosi del tessuto osseo;
–  curettare  l’alveolo dopo l’estrazione;
–  lavare abbondantemente l’alveolo con soluzione fisiologica, possibilmente fredda;
–  applicare nell’alveolo spugnette sterili  di collagene di origine animale biocompatibile o di cellulosa ossidata, per favorire il coagulo;
–  non ischemizzare la ferita dopo l’estrazione con una compressione eccessiva del tampone, ma piuttosto lasciar sanguinare delicatamente per favorire il coagulo;
–  eventualmente programmare l’estrazione tra il 23° e il 28° giorno del ciclo nelle donne che assumono contraccettivi orali.

 

Il Paziente dopo l’intervento dovrà:

–  mantenere il tampone di garza posizionato sopra il sito chirurgico per permettere l’organizzazione del coagulo;
–  non effettuare sciacqui nelle prime ore, perché tale operazione potrebbe sciogliere o spostare il coagulo.
–  può essere applicato nella sede dell’estrazione un gel a base di clorexidina almeno allo 0,20%;
–  eseguire sciacqui in modo  delicato e della durata di almeno un minuto, con colluttori contenenti clorexidina almeno allo 0,12%, dopo le consuete manovre di igiene orale;
–  evitare manovre che possano dislocare il coagulo dalla sede alveolare, come bere con cannucce, risucchiare nella zona dell’estrazione, sputare, fare gargarismi, usare l’idropulsore;
–  non assumere cibi e bevande calde, ma dieta fredda a base di liquidi e cibi morbidi: masticare dal lato opposto a quello sede della ferita;
–  evitare alcolici e bibite gassate;
 non fumare nel periodo post-operatorio immediato e per le 48h successive ;
–  mantenere una corretta igiene orale domiciliare.

 

 Fonte: medicItalia (odontoiatria e Odontostomatologia)

 http://www.colgate.it/app/CP/IT/OC/Information/Articles/Oral-and-Dental-Health-Basics/Checkups-and-Dental-Procedures/Tooth-Removal-Extraction/article/Tooth-Extract

 

 

 

 

Gen 202014
 

 

anatomia parodontale 1

 

La malattia parodontale, comunemente chiamata piorrea, è una patologia che si sviluppa a carico del parodonto, ad eziologia multifattoriale, provocata da un’ infezione batterica e dalla predisposizione personale.

Il parodonto, ossia la struttura che funge da sostegno al dente, è composto dalla gengiva, dal legamento parodontale e dall’osso.

Molto spesso la malattia parodontale non provoca dolore, soprattutto nelle fasi iniziali, e quindi non è facile accorgersi della sua presenza; quando ciò avviene, la situazione, in molti casi, è già compromessa: gengive che sanguinano con frequenza, mobilità dei denti e alito cattivo sono segni di malattia parodontale in stato avanzato. La piorrea è una delle cause più frequenti di perdita degli elementi dentari in pazienti adulti.

L’unico modo che il paziente ha per verificare l’insorgenza di malattia parodontale è di fare regolari visite di controllo dal proprio dentista.  Solo in questa maniera è possibile effettuare una diagnosi e quindi attuare un piano di cura adeguato oppure mettere in pratica misure preventive contro l’insorgenza della piorrea. Le misure preventive consistono nella rimozione della placca e del tartaro dai denti: la placca è una patina biancastra che si deposita sui denti vicino alle gengive ed è composta da batteri; se non viene regolarmente eliminata con l’uso dello spazzolino col tempo indurisce e si trasforma in tartaro. Il tartaro può solamente essere eliminato dal cavo orale mediante una detartrasi. La placca batterica e, di conseguenza, il tartaro sono la causa principale dello scatenamento della malattia parodontale.  La malattia parodontale se trascurata nel tempo provoca gonfiore e sanguinamento delle gengive, perdita di osso e perdita dei denti.

Quali sono le cause della malattia parodontale?

La malattia parodontale è causata da diversi fattori non tutti controllabili dal paziente o dal dentista. La causa principale è l’accumulo di placca e di tartaro all’interno della bocca. Uno dei fattori di rischio più importanti è il fumo. L’assunzione di determinati farmaci, come immunosoppressori e antidepressivi, può aumentare la possibilità che si sviluppi la malattia parodontale. Recenti studi hanno inoltre dimostrato che malattie sistemiche, ad esempio il diabete, possono aggravare lo sviluppo della malattia parodontale. La predisposizione genetica, infine, favorisce lo sviluppo della malattia: se in famiglia, tra i parenti più stretti, vi è qualcuno che ha perso i denti apparentemente senza causa è possibile che si sia geneticamente predisposti.

Diagnosi

La diagnosi di malattia parodontale viene eseguita dall’ odontoiatra. Esso si avvale di alcune tecniche diagnostiche minimamente invasive e per nulla dolorose.

malattia parodontale 2

In una situazione di salute l’osso di sostegno dei denti normalmente si trova circa 2-3 millimetri sotto il bordo della gengiva. In caso di malattia parodontale esso si ritira andando a formare le  tasche parodontali, dove con molta facilità si accumulano batteri e tartaro. Per valutare la presenza di eventuali tasche viene eseguito di norma un esame radiografico (come può essere una panoramica) accompagnato da un esame del cavo orale eseguito utilizzando una sonda millimetrata che viene posta tra la gengiva e il dente, e questo permette di misurare la profondità di eventuali tasche.

Le prime avvisaglie della malattia parodontale si presentano con l’insorgere di una gengivite: le gengive sono molto rosse, gonfie, doloranti e tendono a sanguinare con molta facilità. La gengivite è una forma della malattia ancora reversibile e quindi facilmente curabile, ma se non viene curata può evolvere in forme ben più gravi e irreversibili della malattia.

Lo stato più avanzato della malattia è la parodontite: a questo livello le gengive, l’osso e il legamento parodontale sono già stati gravemente danneggiati, i denti hanno acquisito mobilità e nei casi più gravi possono cadere spontaneamente o venire estratti.

Le cure

Come abbiamo visto la malattia parodontale può trovarsi in vari stadi di gravità differente. La cura per la malattia dipende dalla sua gravità. Negli stadi iniziali è sufficiente eseguire una pulizia degli elementi dentari dal tartaro e dalla placca mediante una seduta di igiene orale professionale (detta anche detartrasi). Negli stadi più avanzati è necessario eseguire una levigatura radicolare, che prevede la pulizia approfondita, sotto anestesia, della tasche parodontali. Nei casi gravissimi vi è la possibilità che si debba eseguire un intervento chirurgico di ricostruzione delle strutture perse.

Tutti questi trattamenti vengono eseguiti ambulatorialmente e prevedono tempi di guarigione brevi e quasi del tutto esenti da effetti collaterali. Il numero di appuntamenti necessari al trattamento della malattia dipende dalla gravità e dalla sua estensione. Presso il nostro studio è possibile eseguire i vari interventi anche in stato di sedazione cosciente eseguita da un anestesista specializzato. Dopo il trattamento è prevista l’esecuzione di una serie di richiami periodici di controllo. Una volta effettuata la terapia è di fondamentale importanza rispettare i richiami di controllo ed effettuare scrupolosamente le manovre di igiene orale che vengono insegnate dai nostri operatori. In mancanza di tali atti il buon esito della terapia potrebbe essere compromesso.

Prevenzione della malattia parodontale.

Per prevenire l’insorgere della malattia parodontale è sufficiente seguire poche e semplici direttive:

lavare correttamente i denti mediante l’uso dello spazzolino dopo ogni pasto per almento tre minuti;

utilizzare quotidianamente il filo interdentale e lo scovolino in caso di ponti o impianti;

–  evitare di fumare;

eseguire visite periodiche di controllo presso il dentista specializzato nella cura della parodontite.

 

Gen 162014
 

Canonica st 06

Dopo mesi di intenso lavoro per realizzare il nostro progetto ci siamo trasferiti, con qualche giorno di anticipo, nella nuova sede in corso Dante 126 a Torino.

Oggi è stato il nostro giorno di prova: siamo passati dal trasloco alla chirurgia.  Merito di un gruppo, persone che credono nel loro lavoro quotidiano e raggiungono gli obbiettivi con passione.

Questo e’ il team con cui progettare presente e futuro.

Vi Aspettiamo

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